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I paracadutisti delle forze co-belligeranti

I paracadutisti delle forze co-belligeranti

a cura di Paolo Marzetti

tratto in sunto dall'articolo pubblicato nel 1984 su AMILITARIA


Durante l'estate 1943, la divisione Nembo si trova in Sardegna, dove era stata mandata in preparazione dell'ipotetico attacco aerotrasportato all'isola di Malta, il quale non avrà mai luogo; ormai il Quartier Generale italiano si attende l'invasione dell'isola e conta sulla Nembo per assicurare la difesa, in questo modo questa unità d'élite superbamente addestrata resterà inutilizzata e sarà decimata dalle febbri tropicali fino allo sbarco degli alleati in Sicilia.
Nel giugno del 1943 la caduta del regime fascista, in settembre l'Armistizio. E' il momento delle scelte difficili per tutti i soldati italiani disseminati per tutta l'Europa.
Un certo numero di loro sceglierà di mantenere l'alleanza con i tedeschi, altri di rimanere con il Re e il maresciallo Badoglio che hanno scelto il campo alleato. In Sardegna, i paracadutisti della Nembo si trovano davanti l'alternativa di essere imprigionati in Africa del Nord o di raggiungere il Re Vittorio Emanuele III nel sud dell'Italia.

Dai "Corpi Italiani di Liberazione" ai "Gruppi di Combattimento"

E' così che debutta una cooperazione forzata con gli alleati che sono quasi arrivati a Napoli. Da questo momento, la storia della maggiorparte dei paracadutisti si confonde con quella delle altre del Regio Esercito Italiano, che si raggruppa e organizza nel sud del paese.
Il 18 aprile 1944, il "Corpo Italiano di Liberazione" è formato con l'aiuto della divisione Nembo, della divisione di fanteria Legnano e del 1° Raggruppamento Motorizzato; questo primo gruppo motorizzato che raccoglie truppe provenienti da numerose Divisioni e servizi, sarà la prima unità cobelligerante a combattere contro i tedeschi.
Come del resto l'insieme delle forze italiane, anche i paracadutisti conosceranno qualche problema, per primo il sospetto degli alleati, in particolar modo dei britannici, che vedono una unità fascista ben addestrata. Gli altri problemi deriveranno dalla mancanza di armi e munizioni, comprese le armi pesanti (mitragliatrici, cannoni e cannoni anticarro) immediatamente confiscati dagli alleati e che non saranno più restituiti; uniformi e equipaggiamenti creeranno un altro problema, la maggiorparte dei paracadutisti possedeva solamente la divisa estiva, camicia, pantaloncini e sandali, che erano di usate in Sardegna.
pertanto durante la primavera e l'estate del 1944 i paracadutisti parteciperanno a combattimenti ininterrotti per una durata di 56 giorni nella zona adriatica del fronte, contro delle truppe tedesche ben organizzate; i tedeschi non si stanno ritirando, contrariamente a quanto si pensa, ma resistono opinatamente e sono dotati di artiglieria pesante e di carri armati, che permettono loro di contrattaccare sporadicamente con successo.. Come preciserà l'ultimo ordine del giorno della Nembo "Il cammino sarà tracciato col sangue"
Durante questa operazione, i paracadutisti della vecchia Nembo progrediscono di 160 km e vincono la grande battaglia di Filottrano, a sud di Ancona, la stessa dove polacchi e canadesi avevano fallito; questa successo costerà la vita a 580 paracadutisti e darà agli alleati la prova della lealtà dell'unità.



Fotoricostruzione di un giovane paracadutista prima dell'imbarco su di un C47 per il salto del 20 aprile 1945:
Indossa tenuta ed equipaggiamento britannici compreso il paracadute ed il leg-bag.
Possiamo notare il celebre basco, le insegne sulla manica sinistra, il mitra Beretta mod. 38, la scatola in legno contiene un apparato di segnalazione per comunicare con gli aerei.

Esercitazione di salto con il paracadute inglese Irving: lo "Squadrone F Recce" e gli uomini del Reggimento "Nembo" si preparano per "Herring n° 1"

 

 

 

 

Un parà della Nembo in tenuta estiva con il suo Breda mod. 30

L'insegna del Corpo Italiano di Liberazione portata sulla tasca sinistra della giubba

 

 

 

Tre generali paracadutisti delle forze cobelligeranti, quello al centro porta la divisa italiana completa mentre gli altri due la batle-dress ad eccezione del basco. da notare le insegne e le mostrine

Il colonnello comandante il Regimento Nembo decora un ufficiale de "Gruppo di Combattimento Folgore", da notare le nuove mostrine e il Brevetto d'Onore della Folgore dell'ufficiale superiore.

Divisa inglese e basco italiano per gli uomini del Reggimento nembo; questi uomini otterranno un grande successo durante la battaglia per Grizzano il 19 aprile 1945 e affronteranno i Divoli verdi della Prima Divisione parà tedesca.

 

Nella notte del 20 aprile 1945, 14 C47 del 64th Group del 52° Troop Carrier Wing dell'USAAF lanceranno 255 parà italiani dietro le linee tedesche.

 

 

 

Per strada verso "Herring n° 1" si può notare in primo piano un parà con un casco da motociclista inglese.

Due paracadutisti con equipaggiamento da lancio inglese

 

 

 

 

La patch del "Gruppo di Combattimento Folgore" (1944-1945)

Lettera inviata dal vecchio comandante della Divisione Nembo a tutti i sopravvissuti della Divisione il 25 settembre 1944.

 

 

 

 

 

 

Retro del Diploma d'Onore che riporta i fatti d'arme dell'unità

 

Nel settembre del 1944 il Corpo Italiano di Liberazione è disciolto e le forze italiane cobelligeranti sono riorganizzate in sei "Gruppi di Combattimento" con ciascuno la forza di una divisione; uno di questi gruppi sarà chiamato "Gruppo di Combattimento Folgore" in onore della vecchia divisione Paracadutista perduta in nord Africa. Questo gruppo comprende naturalmente i paracadutisti e si compone del Reggimento Parà Nembo, del reggimento fucilieri di Marina S. Marco, del reggimento di Artiglieria Folgore e del battaglione misto pionieri Folgore. L'unità va in linea nel marzo del 1945 nella parte centrale degli Appennini.
Gli italiani, questa volta, sono completamente riequipaggiati dagli inglesi, ma ogni unità conserva il berretto originale, i paracadutisti continuano a portare il loro tipico basco di colore grigio-verde o sabbia a seconda della fabbricazione.
Durante la guerra di liberazione, il comando anglo-canadese, mette in piedi lo "Squadrone da Ricognizione Folgore" o " F Recce Squadron", costituito da un gruppo di parà del vecchio 185° Reggimento Nembo che si trovava nel sud d'Italia al momento dell'armistizio nel settembre del 43 e che aveva deciso spontaneamente di combattere i tedeschi.
Nella notte del 20 aprile 1945, 255 uomini del "F Recce Squadron" e del Reggimento Nembo del "Gruppo di Combattimento Folgore" prendono parte ad uno degli ultimi lanci della guerra, l'operazione "Herring"; gli uomini sono lanciati dietro le linee tedesche della valle del Po con la missione di distruggere le comunicazioni e disturbare la ritirata tedesca. Al prezzo della vita di 31 parà l'operazione si chiude con la cattura di 2000 prigionieri, di 200 veicoli e sei carri armati; tre ponti già minati sono presi intatti. Davanti a questo mirabile successo, gli alleati preparano l'operazione "Herring II" nel corso della quale il totale degli effettivi del reggimento Nembo dovranno essere paracadutati dietro le linee tedesche nel Veneto, ma le ostilità avranno fine e l'operazione non avrà più luogo.

Divise, insegne e equipaggiamenti dei parà cobelligeranti


Nel "Corpo Italiano di Liberazione" come abbiamo già visto, i paracadutisti conservano la loro divisa originale; queste ultime sono soventemente incomplete e rapidamente usurate durante i combattimenti della primavere ed estate del 1844.
Con la riorganizzazione in "Gruppi di Combattimento", venne adottata la divisa britannica compreso l'elmetto a catino, che gli italiani portavano con ripugnanza; la battle-dress distribuita è quella canadese o la versione "Denim" in grossa taglia.. I paracadutisti conserveranno il loro tipico basco grigio-verde mod. 42 invece della sua versione in tela, e riceveranno il casco da lancio britannico o il casco da motociclista con il suo copri-nuca in cuoio; saranno dotati della divisa da lancio (smock) in tela non mimetica ma porteranno in generale solamente l'"oversmock" senza maniche direttamente sulla battle-dress. I paracadute utilizzati sarà l'Irving britannico e l'equipaggiamento da lancio sarà completato con il leg-bag.
Con l'adozione della battle-dress conservarono le loro mostrine specifiche, assieme ai loro fregi da berretto e i brevetti cuciti sulla manica sinistra; l'Artiglieria Paracadutata disporrà di un nuovo fregio da berretto, costituito dal fregio dell'Artiglieria Leggera (granata fiammeggiante e due cannoni incrociati) posato sopra due spade incrociate. Inoltre, ogni Gruppo di Combattimento è dotato di un fregio portato sulla manica sinistra (al di sotto del brevetto da paracadutista) e costituita da una banda con i colori nazionali  (verde-bianco-rosso) dove la parte centrale (bianco) porta il simbolo del gruppo in nero.; nel caso del Gruppo "Folgore" il simbolo è una saetta.
Gli uomini del Gruppo Nembo mentre si avvicinano alla zona di lancio dell'operazione "Herring 1", tutti sono armati con mitra Beretta m. 38. Il primo a destra ha un casco da motociclista
Alla fine del 1944 i fregi di grado degli ufficiali sono portati nella parte bassa delle maniche, giusto sopra il polsino, ancora i fregi saranno portati sui passanti, attorno alla tasca sulla manica.
L'armamento standard  comprenderà una pistola Beretta mod. 34 e il mitra Beretta m. 38/A; questo armamento di base verrà conservato fino alla fine della guerra si accompagnerà con una lunga lista i materiali alleati dove figurano il Lee-Enfield con la sua baionetta, i revolver Webley e Enfield in cal. .455 e .380, il Thompson, il Bren e delle granate Mills e italiane, senza dimenticare le mitragliatrici, i mortai leggeri, armi anti-carro e la celebre daga Fairbairn-Sykes. Durante i primi combattimenti, nel 1944, gli uomini della Divisione Nembo utilizzarono sovente il porta-caricatori speciale già usato dalla vecchia Folgore.
A titolo di esempio riprendiamo la lista dell'equipaggiamento portato durante il lancio operativo del 20 aprile 1945, per il quale gli uomini sono ripartiti in squadre di otto-nove unità. Ogni leg-bag contiene il mitra Beretta m. 38 con 400 cartucce, un'arma corta, del plastico, una pinza taglia fili, dei detonatori, delle mine, un coltello, del nastro adesivo, dei fiammiferi, degli accenditori, delle granate esplosive, incendiarie, illuminanti, una pistola lancia razzi e dei razzi, delle carte topografiche e fotografiche, una bussola, delle matite esplosive, razioni di emergenza per due giorni.

Conclusioni

durante le operazioni condotte il materiale è britannico ma l'entusiasmo e l'eroismo sono italiani; il più giovane dei parà che presero parte alla Herring non ha che 17 anni e sarà ucciso in combattimento salvando la vita di uno dei suoi ufficiali, questo gli varrà postuma la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
I parà, soprannominati da fascisti e nazisti con lo pseudonimo "badogliani" sapevano il rischio che correvano, se fossero stati presi sarebbero sati passati per le armi come franchi tiratori, malgrado la dichiarazione ufficiale di guerra  del Regno d'Italia alla Germania del 13 ottobre 1943, questo non impedirà a nessuno di loro di essere volontari.
Bibliografia:

- Folgore, Storia del Paracadutismo Militare Italiano, N. Arena, Ed. C.E.N., Roma;
- Paracadutisti e Marinai nella Guerra di Liberazione, Ed. Vallecchi, Firenze;
- Il gruppo di Combattimento Folgore nella Guerra di Liberazione, C. Magris, Rivista Militare;
- I nostri Parà contro i tedeschi, B. Traversi, Storia Illustrata;
- Lancio di Guerra, V. Piscioneri, Ed. Vaero, Pisa;