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Il cinema della Grande Guerra

Da Il cinema della Grande Guerra

 

Nicola Bultrini – Antonio Tentori

 

Introduzione

 

La prima guerra mondiale è senz’altro il grande e tragico spartiacque del Novecento. Il conflitto (massicciamente industrializzato) coincise peraltro con un momento di straordinario progresso scientifico e tecnologico, di cui è certamente protagonista il cinema, come nuovissima e affascinante forma di espressione artistica.

Il connubio tra la guerra e il cinema fu immediato e in certo senso inevitabile. Il cinema poteva attingere dal conflitto una quantità enorme di inediti spunti narrativi, mentre la guerra aveva bisogno della pellicola per finalità puramente propagandistiche.

Fatalmente, tra le varie rappresentazioni artistiche il cinema più di altre, raggiungendo un pubblico vastissimo, ha influenzato maggiormente il modo in cui la guerra è stata immaginata.

Ma il cinema può essere considerato anche come punto di osservazione privilegiato della storia del novecento. Invero non pochi film possono essere intesi come chiave interpretativa per conoscere quel tempo della storia, nonché documenti culturali testimoni del tempo in cui sono stati elaborati.

Il Novecento, del resto, è il secolo che ha fatto costantemente ricorso alle immagini, moltiplicandole esponenzialmente, con tecniche sempre più elaborate e strumentalizzate a scopi sempre più complessi. Le immagini fotografiche o cinematografiche hanno segnato e seguito un’epoca che oggi noi non potremmo pensare senza di loro.

Ma il cinema, come altre forme d’arte, non offre mai soluzioni univoche e si muove sempre in una dimensione che quasi mai semplicemente coincide con la realtà di cui diventa invece interpretazione, a volte rivisitazione.

L’intento di questo lavoro è dunque di catalogare analiticamente tutte, o quasi, le pellicole che hanno rappresentato la Grande Guerra e descrivere così le mutazioni, nell’arco temporale di novant’anni, che l’idea della guerra ha subito nell’immaginario di celluloide.

La nostra ricerca si articola in due momenti: il primo dedicato a descrivere l’evoluzione del cinema con riferimento specifico al fenomeno Grande Guerra, il secondo offrendo un ricco catalogo, in ordine cronologico, dei film prodotti sul tema. Nel far ciò è stato volutamente dato minore spazio a quei film in cui la guerra costituiva soltanto uno sfondo, più o meno sfocato, per vicende eterogenee, privilegiando le pellicole in cui lo specifico bellico è il luogo comune, se non il sostanziale protagonista, delle vicende narrate.

È stata così esaminata la quasi totalità dei film dedicati alla prima guerra mondiale, a partire dall’epoca del muto fino ad oggi, attraverso le più differenti rappresentazioni offerte principalmente dalla cinematografia europea e da quella americana.

Al termine dell’indagine chi scrive non ha potuto fare a meno di constatare come, quale che sia la chiave di lettura offerta dal regista, è evidente che la guerra, quella sofferta da cinquanta e più milioni di giovani in armi, si è radicalmente imposta in una memoria collettiva che necessita ancora di essere continuamente rielaborata.

 

Nicola Bultrini e Antonio Tentori

 

PARTE PRIMA

LA GUERRA SULLO SCHERMO

 

 

1. LA GUERRA INDUSTRIALE

 

Nell’anno 1914, nell’arco di poche settimane, seguendo un inarrestabile «effetto domino», quasi tutti i maggiori Paesi europei si avventurarono verso una guerra che assunse in breve tempo connotazioni impreviste e tragicamente colossali.

Inizialmente a tutti i Paesi coinvolti parve di poter condurre una guerra breve, quasi dimostrativa, per ristabilire i giusti rapporti di forza, nell’ambito di una politica internazionale dagli equilibri fortemente compromessi. Ma la storia invece ci insegna che il mondo è fatalmente e rapidamente precipitato in un abisso da cui è uscito quattro anni dopo, avendo subito atroci sofferenze, e quindi definitivamente cambiato.

Ed infatti la prima guerra mondiale rappresenta una cesura nella storia dell’uomo, avendolo traghettato, pur se traumaticamente, nell’era moderna. La Grande Guerra, nel bene e nel male ha trasformato la nostra società, ha conferito nuovi valori all’uomo, ha mutato le dialettiche sociali, ha necessariamente spinto i paesi verso progressi tecnologici urgenti e radicali.

Nella cultura del tempo e nelle relazioni intersociali, la massa dei soldati era l’espressione di un popolo diffusamente ignorante che comunque, pur non avendo conosciuto o condiviso le ragioni del conflitto, si sottometteva acriticamente alle autorità sovrane, emblema dell’identità nazionale. Ma naturalmente la Grande Guerra non fu soltanto quella combattuta al fronte. Ogni paese nella sua interezza, quindi anche nel settore civile, rimase coinvolto in un evento davvero epocale che traumaticamente spostò più di un baricentro, politico, sociale, economico che fosse.

Del resto la prova di forza richiesta era imponente ed era necessario pertanto uno sforzo diffuso e radicale, dopo il quale il mondo attorno non fu più lo stesso.

La Grande Guerra è stata anche definita una «guerra di materiali». In effetti il conflitto vide i paesi belligeranti tutti indistintamente impegnati in un gigantesco confronto industriale e finanziario nell’intento di sostenere sempre più massicce prove militari. Fu una guerra totale dalle proporzioni inaudite, in cui tutte le risorse vennero chiamate in causa, dalla vita dei soldati, alla capacità produttiva dell’industria bellica, al consenso delle popolazioni, chiamate dalla propaganda a sostenere lo sforzo degli eserciti. Lo scontro sul campo era dunque il banco di prova su cui si stimavano e si investivano tragicamente le risorse e le forze produttive dei contendenti.

Giocoforza, fin dal primo anno di guerra tutti i protagonisti furono costretti a dare il massimo impulso all’industria interna per colmare le numerose lacune, tanto da convertire la maggior parte della produzione civile verso le esigenze militari. Tutto ciò non poté che imporre una spinta straordinaria verso una rapidissima modernizzazione. È triste constatare che al termine della «Belle Epoque» lo straordinario progresso scientifico fino a quel momento vissuto, sfociò nella vertiginosa e ossessiva creazione di mezzi di distruzione e che, per quanto assurdo possa sembrare, il mondo industriale si dedicò per alcuni anni quasi completamente a questo scopo.

La guerra si impose violentemente nell’immaginario collettivo ad essa contemporaneo e futuro, divenendo la metafora di ogni possibile guerra, dell’assoluta vulnerabilità dell’uomo nella tempesta d’acciaio e fuoco, dell’assuefazione alla violenza assoluta. Dopo la Grande Guerra, ogni successivo conflitto con ogni sua atrocità (dai campi di sterminio all’atomica su Hiroshima) trova facilmente il suo necessario archetipo nell’urlo rauco dell’assalto frontale da una trincea all’altra, nella morte aggrappata al filo spinato disteso lungo la terra di nessuno, nella miseria umana e materiale della vita di trincea.